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Quello che non dicono i contenuti veloci

I social network, che quotidianamente ci propongono enormi quantità di contenuti veloci, hanno portato le nuove generazioni a perdere di vista la differenza tra ciò che avviene online e ciò che è la vita reale. 

La contraddizione dei contenuti veloci

I contenuti veloci, diffusi attraverso piattaforme digitali, stanno plasmando in maniera significativa il modo in cui noi interagiamo con il mondo. Questo fenomeno, se da un lato offre accesso immediato ad una vasta gamma di informazioni e di intrattenimento, dall'altro solleva serie preoccupazioni riguardo alle conseguenze che può avere sulla salute mentale e sul nostro sviluppo cognitivo.

La perdita dello spirito critico

Ogni giorno ci ritroviamo sommersi da talmente tanti stimoli da non dare più una reale importanza a ciò che guardiamo. La distinzione di un contenuto valido da uno superficiale non è più un criterio fondamentale tramite il quale decidiamo di seguire e di supportare un creatore di contenuti; difatti possiamo osservare come, quasi giornalmente, aprendo un social qualsiasi, un nuovo personaggio è diventato virale acquisendo così popolarità. Siamo immersi in un flusso incessante di notizie rapide e video brevi, i quali rischiano di farci perdere la capacità di analisi approfondita e di elaborazione delle informazioni. Questo avviene perché la fruizione di questi contenuti si svolge in modo perlopiù passivo: probabilmente in questo momento non ci ricordiamo ciò che abbiamo visto 10 minuti fa scorrendo sul nostro telefonino. 

Il frutto dei contenuti veloci

Il meccanismo per il quale la quantità dei contenuti è più importante della qualità, ha portato ragazzi sempre più giovani a confrontarsi con un pubblico sempre più grande. Ragazzi e ragazze di 13 o 14 anni conducono programmi radiofonici, fanno tour nazionali per incontrare i loro seguaci e vengono gestiti da agenzie che vendono la loro immagine. Di conseguenza, ciò che questi ragazzi mostrano sul web, è soltanto la versione migliore della loro vita perché se devo “vendere” un prodotto, non metterò in evidenza i suoi aspetti negativi. 

La ricerca della fama

Il risultato è l’associazione della fama al benessere, la quale porta tantissimi giovani a mostrarsi sul web, spesso mettendosi in ridicolo, con il solo scopo di conquistare l’algoritmo. La ricerca incessante di uno stile di vita inesistente ci spinge a cercare gratificazioni istantanee e scorciatoie, anziché investire tempo e sforzo in percorsi di apprendimento più profondi. 

La dipendenza dai contenuti veloci

Questa corsa verso i contenuti veloci può generare dipendenza digitale. La continua esposizione ad una quantità eccessiva di stimoli visivi e sonori, può farci sviluppare comportamenti compulsivi legati all'uso smodato dei nostri dispositivi. Questa dipendenza non solo può compromettere la qualità della nostra vita offline ma anche contribuire all'isolamento sociale e all’ansia generando ripercussioni a lungo termine sia sulla nostra preparazione educativa sia sulle prospettive professionali.


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