Passa ai contenuti principali

Milano, la città degli imbratti: gli “attivisti” di Ultima Generazione

Nell’ultimo periodo, Milano sta subendo l’ira degli attivisti di Ultima Generazione. Ma chi sono e che cosa vogliono? 

L'ultima generazione

“Non chiamateci attivisti, noi siamo cittadini preoccupati, questa è l’ultima ora del vecchio modo, quella più buia”. Bloccano il traffico, imbrattano opere d’arte, gettano vernice su monumenti ed edifici. Secondo quanto dichiarano sul loro sito, compiono “azioni di disobbedienza civile non violenta” per ottenere misure di contrasto al collasso eco climatico cui stiamo andando incontro. Dicono di avere il dovere morale di ribellarsi e di protestare, se non lo facessero sarebbero dei complici anche loro. La maggioranza dei volontari di queste organizzazioni – perché di volontari si tratta poiché non percepiscono stipendio - sono persone tra i venti e i trenta anni. Tra di loro sono presenti anche persone con i capelli bianchi, come Maria Letizia Ruello, una donna di sessantaquattro anni arrivata ad “arruolarsi” alla disobbedienza civile perché: “In questi ragazzi ho visto gli occhi di un partigiano e di una partigiana”. Ruello negli anni Settanta ha fatto parte del movimento femminista, negli anni Ottanta si è avvicinata alla causa ambientalista e oggi crede che siamo in una fase diversa: “Vanno bene le marce, i flash mob, le petizioni, ma l’urgenza di ridurre le emissioni e di richiamare i governi nazionali al loro dovere è talmente alta che servono regole diverse. Serve la disobbedienza poiché i governi stanno disobbedendo, e questo ci uccide”.

Ma se disobbedissimo tutti, come faremmo a pensare di migliorare le cose insieme? Come possiamo pensare che se disobbediamo anche noi, come il Governo, questo ci possa ascoltare?

La Scala e la prima di Boris Godunov colorata

Il Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala, inaugurato nel 1778, è il principale teatro d’opera di Milano. È considerato tra i più importanti teatri al mondo e ospita, da 246 anni, i principali artisti nel campo internazionale dell’opera, del balletto e della musica classica. 

È il 7 dicembre 2022, giorno della prima di Boris Godunov, scritto dall’autore russo Modest Petrovic Musorgskij. La messa in scena è alle diciotto e saranno presenti la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alle 7:45, il fronte del Piermarini e le porte d’ingresso del Teatro la Scala sono imbrattate con vernice di diversi colori. I manifestanti sono stati bloccati dalla polizia che, già dalle prime ore del giorno, presidiava il teatro proprio in vista della prima. I cinque attivisti sono stati portati in Questura e poi denunciati. Si tratta di quattro ragazzi e di una ragazza tra i venti e i ventitré anni. Sono stati accusati di imbrattamento di beni culturali e di inosservanza del divieto di ritorno. Due poliziotti, inoltre, nel tentativo di fermare gli ambientalisti, sono rimasti feriti. Le operazioni di pulizia sono iniziate subito dopo grazie all’Amsa e il personale della Scala.

Le motivazioni degli attivisti

“Abbiamo deciso di imbrattare con della vernice il Teatro alla Scala per chiedere ai politici, che questa sera assisteranno allo spettacolo, di tirar fuori la testa dalla sabbia e intervenire per salvare la popolazione. La situazione economica e ambientale del Paese peggiora di giorno in giorno e, invece di prendere le misure necessarie a salvaguardare il futuro dell’Italia da siccità e disastri climatici, la politica si rinchiude a godersi uno spettacolo per poche persone. Speriamo che le macchie sulla facciata della Scala ricordino a Giorgia Meloni e Sergio Mattarella le proprie responsabilità e li spingano ad agire, prima che si ripeta un’altra Ischia”.

Loro stessi hanno spiegato: “L’opera lirica di Boris Godunov che sarà messa in scena questa sera, è una storia tragica che abbraccia, oltre al dramma personale del protagonista, la miseria del popolo russo, dilaniato dalla fame ed esitante tra impulso alla rivolta e timore verso il potere costituito. Altrettanto tragica è la situazione del popolo Italiano, ferito dal cataclisma di Ischia e tradito dall’indifferenza del governo. Per impedire la miseria del proprio popolo e salvaguardare persone, abitazioni e imprese, a rischio a causa delle alluvioni e delle ondate di calore sempre più frequenti, il Governo deve agire subito e andare nella direzione opposta a quella intrapresa: investire nelle rinnovabili e azzerare le emissioni climatiche, il primo possibile”. 

Il dito medio di Maurizio Cattelan

Siamo a Milano, 15 gennaio 2023, davanti al palazzo della Borsa in piazza Affari, dove si trova la scultura di Maurizio Cattelan “Love”, comunemente nota come “il Dito”.  La scultura rappresenta una mano atteggiata al saluto romano, “mutilata” di tutte le sue dita fuorché il medio, il quale simboleggia una provocazione e un monito contro lo strapotere finanziario.

Alcuni attivisti di Ultima Generazione hanno imbrattato “il Dito” coinvolgendo la base del monumento. L’opera è stata imbrattata simbolicamente con della vernice lavabile gialla mentre altri esponevano uno striscione con la frase “Stop sussidi fossili contro le banche italiane che finanziano il sistema energetico attuale”. Poi, gli attivisti si sono seduti a terra e sono stati portati via di peso dagli agenti intervenuti sul posto.

Le motivazioni degli attivisti

“Lo facciamo per mandare un messaggio chiaro: questo è un luogo simbolo dell’indifferenza rispetto al collasso climatico ed ecologico, qui si muovono molti soldi che vanno alle industrie del fossile”. Questa è una delle tante dichiarazioni degli attivisti sul loro gesto. 

Non potevano soffermarsi al fatto che la scultura è stata già pensata come simbolo di provocazione? Bisognava lanciarci sopra della pittura arancione per poter mandare lo stesso messaggio? 

La statua di Vittorio Emanuele II e la vernice lavabile

La statua equestre di Vittorio Emanuele II del Duomo a Milano viene imbrattata il 9 marzo 2023.

Due ambientalisti del movimento Ultima Generazione hanno scavalcato le transenne per poi salire e imbrattare la statua. Dopo pochi minuti sono stati fermati e portati in caserma, si tratta di un ragazzo di ventisei anni e di una ragazza di ventitré. I carabinieri li hanno accusati di reato di imbrattamento di beni culturali o paesaggistici, la ragazza è stata inoltre denunciata per inottemperanza al foglio di via obbligatorio dal Comune di Milano. 

Neanche un’ora dopo dalla protesta degli ambientalisti, gli addetti dell’Amsa si sono precipitati in piazza per ripulire il monumento, ma l’intervento non è servito a pulire il bronzo e il marmo poiché le idropulitrici si sono rivelate un mezzo non idoneo per eliminare la vernice. Neanche l’intervento dei vigili del fuoco è riuscito a eliminare il danno, perché il getto d’acqua era troppo potente e rischiava di sfaldare la superficie marmorea del monumento. Stando alle prime stime potrebbe essere necessario un fondo di circa 200mila euro per ripulire la statua di Vittorio Emanuele II. Doveva essere “vernice lavabile”, non lo era. Nonostante i numerosi tentativi di pulizia la vernice rimane sulla statua, c’è bisogno così di un’opera di scrostamento. 

Le motivazioni degli attivisti

Non soddisfatti della loro bravata, una volta coperta la statua, gli attivisti decidono un’altra volta di imbrattare il monumento. “Nubifragi, alluvioni, incendi, siccità. Eventi che sono accaduti soltanto quest’anno in Italia” – grida un attivista con in mano un cartello giallo che riporta la scritta “Ultima Generazione. “Stop sussidi ai fossili, non sono anomalie, non sono fatalità. Sono sintomi di una malattia profonda. Stiamo andando incontro alla catastrofe”. La risposta della polizia è stata immediata fermando sei attivisti presenti aspettando anche l’intervento della Digos. Gli attivisti, due ragazze di ventiquattro anni, una di ventitré, una di ventisei, un ragazzo di ventisei e un uomo di cinquantaquattro anni, sono stati denunciati in stato di libertà per danneggiamento, deturpamento e resistenza al pubblico ufficiale. 

La scelta di colpire nuovamente la statua di Vittorio Emanuele II non è causale. Si tratta di un gesto per denunciare “l’ipocrisia dei politici che pensano di poter nascondere la verità soffocando la voce e i colori della protesta non violenta”. Nonostante il loro senso di “azione non violenta”, la violenza si vede eccome: serviranno 28.950 euro e tre mesi di lavoro per ripulire la statua.

Arco della pace imbrattato dagli attivisti di Ultima Generazione

Il 15 novembre 2023 alle ore 16 in piazza Sempione, l’Arco della Pace viene imbrattato con vernice arancione. Un blitz attuato dagli attivisti di Ultima Generazione, circondati dalle urla di dissenso dei cittadini presenti che hanno invitato i responsabili ad “andare a lavoro” senza smettere fino all’arrivo della polizia che ha accompagnato i sette attivisti, tra ragazzi e ragazze, in Questura. 

Le motivazioni degli attivisti

“Aumentano le spese militari e diminuiscono quelle per arginare le emergenze ambientali”, hanno gridato gli attivisti, rinnovando inoltre la richiesta di un “Fondo riparazione” da venti miliardi di euro “per riparare i danni subiti dai cittadini causa degli eventi meteorologici estremi”. Alcuni si sono attaccati al pavé mentre altri lanciavano il liquido arancione sui marmi dell’Arco della Pace. I passanti indignati da quello che stavano vedendo gridavano a loro volta: “Poi pago io per pulire la vostra m…”, “Non serve a nulla quello che state facendo”, “Andate a dare una mano in Emilia, andate a lavorare nullafacenti!”. Uno degli attivisti infatti ha detto: “Siamo qui oggi perché vogliamo ridare colore alla parola pace. Il Governo sta violando clamorosamente l’articolo undici della Costituzione che dice che l’Italia ripudia la guerra. Invece il Governo sta partecipando attivamente al conflitto tra Israele e Palestina”.

“Dare colore alla pace” imbrattando un monumento del 1800. È così che si chiede la pace? Come puoi chiedere la pace creando questo scompiglio?

L'albero di Gucci, dall'argento brillante all'arancione

Il 29 dicembre 2023 a Milano gli attivisti di Ultima Generazione hanno imbrattato l’albero di natale realizzato all’interno della galleria Vittorio Emanuele II. Gli attivisti si sdraiano intorno all’albero, gli gettano addosso dei secchi di vernice arancione e stendono uno striscione che riporta la scritta “Fondi di riparazione”. Nonostante l’atto, la maison Gucci ha fatto sapere che non si occuperà di ripulire l’albero perché: “Abbiamo scelto di non intervenire e utilizzare l’incidente come spunto di riflessione collettiva confermando così il nostro impegno a sensibilizzare la comunità attorno a questi temi, pur ponendo l’accento che la responsabilità condivisa non dovrebbe mai tradursi in atti violenti o vandalici”. 

Le motivazioni degli attivisti

“L’albero di Gucci oltre ad essere stato ampiamente criticato, è simbolo di uno stile di vita totalmente insostenibile. Uno stile di vita scandaloso davanti al divario economico in Italia. Invece di concedere il prezioso spazio della Galleria Vittorio Emanuele II a una multinazionale del lusso, alimentando così la chimera del consumismo, il Comune di Milano potrebbe usare questo luogo a favore d’iniziative sociali o istruttive per tutta la popolazione. Quando il governo comincerà a occuparsi dei poveri e di chi ha bisogno anziché dei ricchi?”. 

Ne vale davvero la pena?

A causa di manifestazioni del genere, l’odio aumenterà. Le loro azioni, accentuate dalla volontà di essere ascoltati, non troveranno mai l’appoggio della popolazione. Saranno poche le persone che apprezzeranno i loro gesti perché agiscono in modo distaccato da quello che è il loro obbiettivo, ovvero salvaguardare il pianeta e i diritti dell’uomo. Vale la pena imbrattare i monumenti per ottenere attenzione sul tema ambientale? No, perché ci sta costando litri di acqua e ingenti risorse economiche, facendo perdere agli attivisti di Ultima Generazione la loro credibilità.







Commenti

Post popolari in questo blog

Social media, moda e design: l’innovazione del consumismo

Negli ultimi anni, l’industria della moda e del design ha subito una trasformazione radicale, in gran parte alimentata dall'ascesa dei social media. Piattaforme come Instagram, TikTok e Pinterest non sono più solo strumenti di comunicazione, ma veri e propri motori di cambiamento culturale e stilistico. La democratizzazione della moda Uno degli aspetti più celebrati dell'influenza dei social media è la democratizzazione della moda. Oggi, chiunque possieda uno smartphone può condividere le proprie idee di stile con un vasto pubblico, senza la necessità di intermediari come editor di moda o galleristi. Questo ha aperto le porte a una diversità senza precedenti, permettendo a creatori di ogni angolo del mondo di emergere e farsi notare.  Tuttavia, se da un lato queste piattaforme hanno democratizzato l’accesso alle tendenze e hanno dato voce a nuovi talenti, dall’altro hanno innescato una serie di problematiche che meritano una riflessione critica. Il ciclo delle tendenze si è acc...

La salute mentale nello sport: anche gli atleti possono essere fragili

Negli ultimi anni, il tema della salute mentale è emerso con crescente forza nel mondo dello sport professionistico. Questa nuova ondata di consapevolezza sta cambiando il modo in cui la società vede gli sportivi, non solo come eroi fisici ma anche come individui vulnerabili, soggetti a stress e ansie profonde. Il lato umano degli atleti Gli atleti professionisti sono spesso percepiti come figure quasi sovrumane, in grado di superare qualsiasi ostacolo grazie a una forza mentale e fisica fuori dal comune; tuttavia, dietro le medaglie e i trofei, si nascondono spesso storie di fatica psicologica, ansia e depressione. La pressione per eccellere, mantenere alti standard di prestazione e soddisfare le aspettative di allenatori, sponsor, e tifosi può diventare schiacciante.  Ultimamente, atleti di alto livello, abituati a gestire queste forti pressioni, hanno iniziato a parlare apertamente delle loro sfide psicologiche, rompendo il silenzio su un argomento a lungo considerato tabù. Il c...